Dalla cronaca alla riflessione: cosa rivela davvero il caso del tredicenne che ha accoltellato un’insegnante.
Il recente episodio che ha visto un tredicenne accoltellare un’insegnante ha riacceso il dibattito sulle devianze giovanili e sulle fragilità del mondo adolescenziale.
Per la psicologa e criminologa Antonella Cortese, che da anni studia questi fenomeni, la chiave per comprendere molti episodi di violenza giovanile non sta solo nella cronaca o nei singoli comportamenti.
Occorre guardare più a fondo, dentro ciò che lei definisce “ombre adolescenziali”.
Le ombre emotive dell’adolescenza
Le ombre adolescenziali rappresentano quelle aree dell’esperienza emotiva dei ragazzi che restano spesso nascoste e difficili da intercettare.
Sono spazi interiori dove il disagio si accumula senza trovare parole o ascolto.
Su questo tema Cortese ha costruito anni di studio e ricerca, arrivando a dedicare anche un libro alle zone invisibili della crescita adolescenziale.
Una nuova parola per descrivere il fenomeno
Riflettendo sui casi più recenti di violenza giovanile, la criminologa ha sentito la necessità di individuare un termine capace di descrivere una dinamica sempre più diffusa.
Non si tratta di mancanza di adulti.
Famiglie, insegnanti e istituzioni esistono e sono presenti.
Eppure qualcosa non funziona.
Cortese definisce questa condizione con una parola: dispresenza.
Cosa significa dispresenza
La dispresenza indica una situazione in cui gli adulti sono fisicamente presenti ma non riescono a entrare realmente in relazione con i ragazzi.
Scuola, famiglia e istituzioni operano, parlano di prevenzione e di rete educativa, ma non sempre riescono a costruire uno spazio emotivo condiviso.
In questa distanza sottile il minore può sentirsi sospeso tra presenza e solitudine.
Una terra di mezzo pericolosa
Il ragazzo non è completamente solo, ma non è nemmeno pienamente visto o riconosciuto.
Si trova in una terra di mezzo dove il disagio cresce lentamente.
Nel tempo questo malessere può trasformarsi e irrigidirsi fino a manifestarsi, nei casi più estremi, attraverso gesti improvvisi e violenti.
Ripensare la prevenzione
Secondo Cortese, la risposta non può limitarsi agli interventi dopo i fatti né alla prevenzione come parola generica.
La vera sfida è interrogarsi sulla qualità della relazione educativa tra adulti e adolescenti.
Perché la distanza tra esserci e arrivare davvero può fare la differenza tra un disagio intercettato e uno che esplode all’improvviso.
La criminologa Antonella Cortese analizza il caso del tredicenne che accoltella un’insegnante e introduce il concetto di dispresenza, una presenza adulta che non riesce a entrare davvero in relazione con gli adolescenti.
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