Dall’Iran al Bangladesh: le storie dei giovani registi che hanno conquistato Son of a Pitch a Venezia

Giovani registi vincitori Son of a Pitch 2026 Venezia

Abod Kazemi vince il Best Film con “Like a Miracle”. Sul podio anche MD. Rabbi Bhuiyan, LAM Can-zhao, Amina Serikqyzy Omirzak, Qi Zheng, Neelabh Parashar e Gita Feizi. Guerra, infanzia, sostenibilità e identità al centro della sesta edizione

VENEZIA – Un bambino che gioca con un bastone trasformato nella sua fantasia in una pistola. Un altro che raccoglie bossoli di guerra per ottenere zucchero filato. Una tigre che fugge da uno zoo e irrompe nella vita di un dodicenne. Sono alcune delle immagini attraverso cui una nuova generazione di filmmaker ha raccontato il presente durante la sesta edizione di Son of a Pitch, il progetto di Save the Cut dedicato al cinema indipendente.

Il 9 e 10 settembre, al Lido di Venezia, giovani autori provenienti da diversi Paesi hanno portato davanti alle giurie storie legate a guerra, infanzia, rapporti familiari, sostenibilità, appartenenza e differenze culturali.

A conquistare il Best Film 2026 è stato il regista iraniano Abod Kazemi, 27 anni, con Like a Miracle.

“Like a Miracle”, quando il gioco incontra la realtà

Nel corto vincitore il protagonista è un bambino affascinato dai trucchi di magia.

Durante un gioco utilizza un bastone a forma di pistola e finge di sparare a un anziano. L’uomo, però, cade davvero a terra.

Da quel momento ciò che sembrava una semplice fantasia infantile cambia natura e diventa l’inizio di un’avventura.

La storia costruisce il proprio nucleo narrativo proprio sul confine tra immaginazione e realtà, utilizzando lo sguardo di un bambino per affrontare il tema delle conseguenze di un gesto apparentemente privo di peso.

Il film di Kazemi è stato scelto come Best Film della sesta edizione di Son of a Pitch.

Dal Bangladesh arriva “The Sweetness of Air”

Il premio Best Director è stato assegnato a MD. Rabbi Bhuiyan, 27 anni, Bangladesh, per The Sweetness of Air.

Anche in questo caso la prospettiva è quella di un bambino, ma lo scenario è profondamente segnato dalla guerra.

Il protagonista raccoglie bossoli e li scambia per lo zucchero filato che ama. Un’attività che diventa progressivamente occasione per una domanda sul futuro: cosa succederà quando la guerra finirà?

Il corto utilizza così un elemento quotidiano e apparentemente semplice per entrare nel rapporto tra infanzia e conflitto, trasformando un oggetto legato alla violenza in parte di un piccolo desiderio infantile.

Una tigre entra nella vita di Dan

Il Grand Canal – Best Film è andato a When The Tiger Roars, del regista cinese LAM Can-zhao, 31 anni.

Il protagonista è Dan, dodici anni, che vive un momento difficile sia a scuola sia all’interno della propria famiglia.

Il ragazzo deve confrontarsi con il bullismo e con un rapporto complicato con il padre. A cambiare improvvisamente il corso del suo fine settimana è la fuga di una tigre dallo zoo.

L’animale diventa così l’elemento attraverso cui il film intreccia più livelli di conflitto: quello familiare, quello scolastico e quello della comunità.

Le altre voci della selezione internazionale

Il panorama dei premiati restituisce una geografia cinematografica particolarmente ampia.

Il Sustainability Award è stato assegnato a Mom is on the Way di Amina Serikqyzy Omirzak, 19 anni, Kazakistan.

Il Future Award è andato a In The In Between di Qi Zheng, 28 anni, Cina.

L’Intercultural Award ha premiato Bring Me An Echo di Neelabh Parashar, 26 anni, India.

Il Grand Canal Catalog Award è stato assegnato infine a The Plain Sings della regista iraniana Gita Feizi, 30 anni.

Sette opere e sette percorsi differenti che hanno portato sullo stesso palcoscenico autori appartenenti a contesti culturali molto diversi.

Un cinema giovane che racconta il presente

La dimensione internazionale non è una novità per Son of a Pitch.

Nelle prime cinque edizioni il progetto ha ricevuto oltre 7.000 candidature provenienti da più di 100 Paesi.

Il 40% delle opere candidate è stato realizzato da registe donne, mentre il 50% è firmato da autori under 25.

Nato nel 2021 come premio internazionale per registi under 30, il progetto di Save the Cut ha costruito progressivamente una rete di giovani filmmaker e di professionisti dell’industria audiovisiva.

Il cortometraggio diventa il formato attraverso il quale questi autori possono sperimentare linguaggi, affrontare temi complessi e costruire una propria identità cinematografica.

Pif: “Guardare il presente e soprattutto il futuro del cinema”

A presiedere la Giuria Artistica, per il sesto anno consecutivo, è stato Pif.

Con lui hanno valutato i cortometraggi lo sceneggiatore Michele Astori, il direttore della fotografia Luca Bigazzi, le attrici Giusy Buscemi e Aurora Quattrocchi e la casting director Barbara Giordani.

«Fare il Presidente di un’iniziativa come questa è un lusso per me», ha dichiarato Pif, spiegando di apprezzare la possibilità di osservare il presente e soprattutto il futuro del cinema.

È una prospettiva che attraversa l’intero progetto: non soltanto individuare opere interessanti, ma intercettare autori che potrebbero sviluppare nel tempo nuovi percorsi professionali.

Due giurie per due prospettive

Accanto alla Giuria Artistica, l’edizione 2026 ha introdotto la Giuria Grand Canal, formata da professionisti dell’industria.

A presiederla Erica Negri, Head of Commissioning di Sky Studios Italia, con Tamara Prandi di Cattleya, Cecilia Spera di Indigo Film, Raffaele Perillo di Numero 10 e Michelangelo Fano di Netflix Italia.

La presenza di figure impegnate nello sviluppo, nella produzione e nella distribuzione audiovisiva rafforza il collegamento tra il cinema indipendente e il sistema professionale.

Per Erica Negri, sostenere i talenti emergenti significa contribuire alla crescita dell’intero ecosistema audiovisivo e favorire nuovi linguaggi e prospettive.

Grand Canal, un archivio per non perdere le nuove voci

Dalla stessa attività di scouting nasce Grand Canal, piattaforma digitale che raccoglie circa 130 cortometraggi provenienti da tutto il mondo.

Il catalogo è pensato per case di produzione, distributori, piattaforme, aziende, fondazioni ed enti interessati a individuare nuovi autori e contenuti.

L’obiettivo è mantenere aperto il rapporto tra le opere e il pubblico professionale anche dopo la conclusione del festival o del contest.

Per i giovani filmmaker, questo significa avere un ulteriore spazio nel quale il proprio lavoro può essere scoperto.

La formazione per trasformare il talento in mestiere

La sesta edizione ha dedicato attenzione anche al tema della formazione.

Erminio Perocco, regista, sceneggiatore e creativo, cura il Premio Futuro e partecipa allo sviluppo di una nuova Academy.

«Parlare di talento non basta», ha spiegato Perocco, sottolineando la necessità di accompagnare le capacità creative con l’apprendimento del mestiere.

Anche la casting director Barbara Giordani ha richiamato l’importanza della formazione e dello studio per chi vuole lavorare nel cinema.

Il progetto dialoga inoltre con il Master in International Screenwriting & Production dell’Università Cattolica, attraverso un percorso rivolto al rapporto tra formazione e mondo professionale.

Cinema, imprese e nuove narrazioni

Il percorso di Son of a Pitch si collega all’attività di Save the Cut nel campo dello storytelling e della produzione di contenuti.

A Venezia è stato avviato il Narrative Strategy Circle, tavolo permanente che mette in relazione cinema, imprese, accademia e istituzioni.

Il progetto dialoga inoltre con il Premio Film Impresa, promosso da Unindustria.

Giampaolo Letta, Amministratore Delegato di Medusa Film e Presidente di Premio Film Impresa, ha evidenziato la vicinanza tra le due iniziative e la possibilità di utilizzare l’audiovisivo per raccontare la cultura d’impresa.

Anche i premi raccontano una storia

A completare il percorso dell’edizione 2026 ci sono le opere realizzate dallo scultore Davide Dall’Osso.

L’artista, che ha lavorato per la Biennale di Venezia, le Paralimpiadi di Sochi 2014 e il Teatro Ariston di Sanremo, ha creato per Son of a Pitch mezzi busti di bambini attraverso frammenti trasparenti e colorati di policarbonato recuperato.

Il materiale proveniente da scarti industriali viene trasformato in una nuova forma, mentre la figura infantile richiama il futuro e le possibilità.

Una scelta che collega anche sul piano materiale i riconoscimenti ai temi di sostenibilità e cambiamento presenti nella manifestazione.

Giovani autori, storie diverse, uno stesso spazio

Dall’Iran al Bangladesh, dalla Cina al Kazakistan fino all’India, i premi della sesta edizione raccontano una generazione di filmmaker che utilizza il cinema breve per osservare realtà e conflitti differenti.

Abod Kazemi, con Like a Miracle, ha conquistato il Best Film portando sullo schermo il fragile confine tra gioco e realtà.

Ma intorno alla sua vittoria si è sviluppata una mappa più ampia di storie, linguaggi e sensibilità.

È proprio questa pluralità a caratterizzare Son of a Pitch: partire da un cortometraggio per creare un’occasione di incontro tra giovani autori, professionisti, formazione e industria audiovisiva.


A Venezia il cinema indipendente internazionale si racconta attraverso le opere dei giovani filmmaker premiati alla sesta edizione di Son of a Pitch.


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About the Author: Angelo Cannavacciuolo

Giornalista Pubblicista dal 2018 e Direttore responsabile Italia News radio tv – Testata giornalistica on line registrata presso il Tribunale di Nola, al registro stampa n. 3 del 3 dicembre 2024. Scrive per imparare, per ricordare, per esprimere, per raccontare, per informare e per sentire quel brivido di vita che solo la scrittura e poche altre cose possono dare.