Alla Regione Lazio un convegno dedicato all’intelligenza emotiva nelle professioni di sicurezza. Al centro il benessere psicologico, la prevenzione del disagio e lo Sportello “Ascolto Amico”.
Dietro ogni uniforme c’è una persona. Una persona che affronta responsabilità, pressioni, decisioni difficili e situazioni che possono lasciare un segno anche quando il servizio è terminato. Riconoscere questa dimensione umana significa comprendere che la sicurezza non si costruisce soltanto attraverso competenze tecniche e procedure operative, ma anche mediante l’ascolto, la consapevolezza emotiva e la capacità di sostenersi reciprocamente.
È questo il messaggio che ha attraversato il convegno “L’intelligenza emotiva nelle professioni di sicurezza. Psicologia, resilienza e capacità operativa nelle Forze Armate e nelle Forze di Polizia”, svoltosi il 22 ottobre 2026 nella Sala Tevere della Regione Lazio, a Roma.
Protagonista dell’iniziativa è stata la dott.ssa Antonella Cortese, psicologa criminologa e pedagogista, responsabile del Dipartimento Psicologia e Pari Opportunità del SINAFI – Sindacato Nazionale Finanzieri, che ha promosso e organizzato l’incontro in collaborazione con l’on. Giuseppe Emanuele Cangemi, vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio.
Una partecipazione ampia e qualificata ha riunito rappresentanti delle istituzioni, appartenenti alle Forze Armate e alle Forze dell’Ordine, psicologi, organizzazioni sindacali e associazioni, creando uno spazio di riflessione su un tema essenziale: la necessità di prendersi cura anche di chi ogni giorno è chiamato a prendersi cura della sicurezza degli altri.
Intelligenza emotiva, la forza di riconoscere le proprie emozioni
Nelle professioni di sicurezza, mantenere la lucidità e saper prendere decisioni tempestive sono requisiti fondamentali. Ma cosa accade quando lo stress si accumula, quando le responsabilità diventano difficili da sostenere o quando le emozioni non trovano uno spazio nel quale essere riconosciute?
Il convegno ha posto l’attenzione proprio su questa dimensione, sottolineando l’importanza dell’intelligenza emotiva come capacità di riconoscere ciò che si prova, comprenderne le cause e gestire le proprie reazioni in maniera costruttiva.
Nel suo intervento, Antonella Cortese ha richiamato il valore della consapevolezza personale, indispensabile per individuare i segnali di affaticamento, riconoscere i propri limiti e affrontare con maggiore equilibrio le difficoltà professionali.
Essere preparati non significa essere immuni dalle emozioni. Al contrario, significa imparare a conoscerle e a gestirle, senza lasciare che il peso delle esperienze comprometta il benessere individuale e la qualità delle relazioni.
Un passaggio importante riguarda la possibilità di chiedere aiuto. In ambienti nei quali il senso del dovere, la disciplina e la resistenza rappresentano valori centrali, ammettere una difficoltà può apparire complicato. Eppure, riconoscere di aver bisogno di sostegno è un atto di responsabilità verso se stessi, verso i colleghi e verso il servizio svolto.
Sportello “Ascolto Amico”: nessuno dovrebbe sentirsi solo
Tra gli argomenti più significativi affrontati durante l’incontro figura lo Sportello “Ascolto Amico”, richiamato come strumento di ascolto e vicinanza per chi attraversa momenti di difficoltà.
Avere la possibilità di parlare senza sentirsi giudicati, trovare un riferimento e condividere una preoccupazione può rappresentare un primo passo per interrompere il silenzio e contrastare l’isolamento.
Il disagio psicologico, infatti, non sempre si manifesta in modo evidente. Può emergere attraverso cambiamenti nel comportamento, difficoltà relazionali, stanchezza persistente o una progressiva tendenza a chiudersi in se stessi. Per questo diventa importante creare contesti nei quali le persone possano sentirsi libere di esprimere le proprie difficoltà e trovare un sostegno adeguato.
L’ascolto non significa avere immediatamente una soluzione per ogni problema. Significa, prima di tutto, esserci, prestare attenzione e riconoscere la sofferenza dell’altro senza minimizzarla.
È una prospettiva che valorizza il ruolo delle reti di supporto e sottolinea l’importanza di rendere accessibili percorsi di aiuto, nel rispetto della persona e delle sue esigenze.
Il collega come “sentinella dell’altro”
Uno dei messaggi più incisivi del convegno riguarda la solidarietà tra colleghi, descritti simbolicamente come “sentinelle dell’altro”.
Chi condivide quotidianamente lo stesso ambiente di lavoro può talvolta accorgersi di un cambiamento prima di chiunque altro. Un atteggiamento diverso, una maggiore chiusura o segnali di affaticamento possono diventare occasioni per avvicinarsi con discrezione e chiedere semplicemente come sta l’altra persona.
Non si tratta di formulare diagnosi o sostituirsi agli specialisti, ma di non voltarsi dall’altra parte quando emerge una possibile difficoltà.
La vicinanza tra colleghi può favorire il riconoscimento tempestivo del disagio e incoraggiare chi sta attraversando un momento complicato a rivolgersi a professionisti qualificati.
In questa prospettiva, la solidarietà diventa una componente concreta della cultura professionale. Il sostegno reciproco non contrasta con la disciplina e non indebolisce il senso del dovere: contribuisce a costruire relazioni più consapevoli e ambienti di lavoro nei quali la dignità della persona rimane centrale.
Regione Lazio, un confronto che coinvolge tutte le Forze di sicurezza
Il convegno ha registrato la partecipazione di rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare, insieme a psicologi delle Forze Armate e delle Forze di Polizia.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali dell’on. Giuseppe Emanuele Cangemi, vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio; del dott. Roberto Massucci, questore di Roma; del generale di brigata Emanuele De Santis, per il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri; della dott.ssa Vera Cuzzocrea, vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio; del dott. Francesco Rosa, docente universitario; e di Silvana Paci, presidente nazionale ANVU.
Tra i partecipanti al confronto figuravano Ludovica Moschini, dirigente psicologa della Polizia di Stato; Domenico Giuseppe Bozza, psicologo sessuologo; Alessandra D’Alessio, psicoterapeuta; Domenico Scali, docente universitario; Laura Seragusa, psicologa e psicoterapeuta SIM Carabinieri; Roberta Bollettieri, presidente della Fondazione La Crisalide in Rete; Stefania Castricone, segretario generale SINAFI; Davide Satta, segretario nazionale USIC Carabinieri; Domenico Mastrulli, presidente nazionale COSP; e Filippo Bisanti, del sindacato SIM Carabinieri.
Presenti anche rappresentanti di SINAFI, SIM Carabinieri, USIC Carabinieri, COSP e ANVU, oltre all’associazione Penelope Lazio e all’ARFI, Associazione Radioamatori Finanzieri – Protezione Civile.
A moderare l’incontro è stata Maria Antonietta Spadorcia, vicedirettrice del TG2 Rai.
La presenza di professionalità differenti ha consentito di affrontare il tema da prospettive psicologiche, istituzionali e organizzative, confermando l’importanza di un approccio condiviso alla prevenzione del disagio e alla promozione del benessere.
Prendersi cura delle persone per rafforzare la sicurezza
La partecipazione registrata alla Regione Lazio ha evidenziato l’interesse verso un tema che riguarda tutte le organizzazioni impegnate nella tutela della collettività.
L’intelligenza emotiva, la resilienza e l’ascolto non sono soltanto qualità individuali: possono diventare elementi di una cultura professionale capace di riconoscere le difficoltà, valorizzare le persone e promuovere relazioni più solide.
L’iniziativa promossa da Antonella Cortese, in collaborazione con Giuseppe Emanuele Cangemi, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di superare l’idea che la forza coincida con il silenzio o con la capacità di affrontare tutto senza sostegno.
La vera resilienza può comprendere anche il coraggio di chiedere aiuto, la disponibilità ad ascoltare e la capacità di riconoscere quando un collega ha bisogno di essere accompagnato verso un supporto adeguato.
Il messaggio conclusivo è tanto semplice quanto significativo: la sicurezza delle persone passa anche attraverso la cura delle persone che la garantiscono.
Costruire ambienti professionali nei quali il benessere psicologico, il rispetto e l’ascolto siano riconosciuti come valori essenziali significa investire non soltanto sugli operatori, ma anche sulla qualità delle istituzioni e sul rapporto di fiducia con i cittadini.
Alla Regione Lazio Antonella Cortese richiama l’importanza dell’ascolto, della resilienza e della consapevolezza emotiva nelle Forze di sicurezza. Al centro lo Sportello “Ascolto Amico” e la solidarietà tra colleghi per prevenire il disagio psicologico.
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